Fiscalità delle holding industriali con criticità per il 2026

Le holding industriali dovranno necessariamente valutare con attenzione l’iter di approvazione del Ddl. di bilancio 2026, essendo potenzialmente interessate da alcune norme suscettibili di incrementare, in taluni casi in modo sensibile, il quantum delle imposte dovute all’Erario.
Si definisce holding industriale una società che detiene partecipazioni di controllo in altre società commerciali e fornisce loro supporto strategico e finanziario.
La prima è quella contenuta all’art. 18 sui dividendi, la quale, se approvata, determinerebbe l’inclusione integrale, e non più limitata al 5% del relativo ammontare, dei dividendi percepiti, ove la partecipazione detenuta nella società che li distribuisce sia inferiore al 10%. 
Inoltre, effetti potenzialmente negativi per l’IRAP derivano dall’art. 21 del Ddl. di bilancio 2026, il quale aumenta di due punti percentuali, in via transitoria per il triennio 2026-2028, le aliquote IRAP per le banche e gli altri enti finanziari (la cui misura passa, quindi, dal 4,65% al 6,65%) e per le imprese di assicurazione (la cui misura sale dal 5,90% al 7,90%). Non appare chiaro se l’incremento dell’aliquota per le holding industriali sia effettivamente voluto o se, al contrario, si tratta di uno dei numerosi casi in cui esse sono state accomunate ai soggetti finanziari “puri”, salvo poi vedersi riconosciute ex post le proprie specificità con successivi interventi del legislatore: l’ultimo caso è quello dell’addizionale IRPEF del 10% per i dirigenti e amministratori di cui all’art. 33 del DL 78/2010, la cui applicazione è stata esclusa in capo alle holding industriali solo dall’art. 1-bis del DL 84/2025, dopo anni in cui l’Amministrazione finanziaria (supportata dalla giurisprudenza di Cassazione) aveva invece ritenuto assimilabili, a questi specifici fini, holding industriali e società finanziarie vere e proprie. Si tratta, probabilmente, dell’ennesimo fraintendimento dovuto al fatto che le norme di riferimento per l’IRAP sono state concepite in un contesto in cui la holding era soggetto vigilato, mentre ora l’attività è sostanzialmente liberalizzata.
Ulteriori questioni, infine, potrebbero porsi in relazione alle operazioni sulle azioni proprie. L’art. 32 comma 1 lett. a) del Ddl. di bilancio 2026, infatti, prevede in sostanza l’imponibilità integrale dei maggiori valori delle azioni proprie cedute rispetto al loro costo di acquisto, pur se tali maggiori valori non transitano a Conto economico, ma sono iscritti in una riserva di patrimonio netto.

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